DIVAGAZIONI MALATESTIANE: PIU' NESSUNO CHE UNO. ANZI CENTOMILA

14 marzo 2016   00:00  

Assistendo qualche tempo fa all’Enrico IV interpretato al Teatro Novelli da quel mostro del palcoscenico che è Franco Branciaroli, mi è venuto spontaneo paragonare quel personaggio a un altro protagonista pirandelliano. Quello del celebre romanzo “Uno nessuno e centomila”. Anch’egli, come l’Enrico IV fasullo della commedia, vive tra la finzione e la verità.

E mentre quest’ultimo, tornato sano, decide che è meglio che tutti continuino a crederlo pazzo, Vitangelo Moscarda diventa invece pazzo, rendendosi morbosamente conto che le persone attorno a lui lo vedono non come “crede” di essere ma in centomila modi diversi. Già. Siamo, in effetti, le centomila concezioni, una diversa dall’altra, che centomila altre persone hanno di noi. Qualche esempio? Un mio collega, mi ha ritenuto per trent’anni un grande intenditore di nautica, per il semplice fatto che mi aveva visto in televisione ai tempi eroici di Telerimini quando, per fare un piacere agli amici dell’emittente, avevo, con giovanile faccia tosta, effettuato in diretta la telecronaca di una regata sostituendo all’ultimo momento il cronista ufficiale infortunatosi in un incidente. Ignorava però, quel mio collega, che al mio fianco, stava, ignorato dalla telecamera, il vero esperto che mi suggeriva in un orecchio tutto ciò che dovevo dire.

Di nautica infatti io non ho mai capito un tubo anche se da studente universitario ho posseduto una vecchia iole di seconda mano comprata in società con altri amici, che usavo esclusivamente partendo dalla riva dove me la ritrovavo trasportata da loro, ai tempi in cui non ci voleva ancora la patente. Tanto che l’unica volta che mi azzardai a condurla personalmente nel Porto rischiai con le mie manovre criminali di affondare mezza flotta del Circolo Nautico e qualcuno ancora se lo ricorda. In Tribunale c’è una cancelliera che mi considera un mago del “fai da te” da quando le ho sistemato la porta che strisciava mettendo sui cardini il filo di ferro ricavato da una delle sue mollette fermacarte, una manovra suggestiva ma assolutamente banale che avevo appena appreso dalla rubrica di un settimanale, mentre in realtà per la manualità sono un disastro.

Basti dire che, cicloamatore da mezzo secolo, quando foro la ruota posteriore, a rimontarla ci metto una vita, e sudo anche freddo, nonostante sia andato perfino a ripetizione dal mio meccanico di fiducia per imparare bene come ci si mette in ginocchio nella direzione giusta per azzeccare subito la catena sul pignone prendendo come riferimento la pinza freno. Niente da fare!

Uno nessuno e centomila. Magari più nessuno che uno. Ma non è davvero il caso di impazzire per questo come il Vitangelo Moscarda Pirandelliano. Meglio farci sopra una risata. Tenendo ben presente che, su questi equivoci identitari, ci sono anche persone che marciano alla grande, spesso con la complicità inconsapevole dei mass-media. Attenzione, dunque, alla lusinghiera immagine di sé che, attraverso notizie date a metà e fatte maliziosamente trapelare, cercano di inculcarci certi uomini politici… pronti a sostenere di essere stati male interpretati dal povero giornalista, quando vien fuori la verità.

Come quello che – per conquistare il voto dei musicisti - sosteneva di essersi esibito, con il suo sax, con la jazz band di Dan Barrett, il grande trombonista americano, duettando con lui in “What is this king called love” di Cole Porter quando invece - da mediocre dilettante- aveva semplicemente interagito con un CD del Maestro, chiuso in garage per evitare le proteste dei vicini. (Questa però me la sono inventata io…).
 

Giuliano Bonizzato

MULTI-ROTARY - Distretto 2072