ACQUE REFLUE: VA DIFFUSA UNA CULTURA DEL RIUSO.

23 aprile 2013   00:00  

 La qualità delle acque del mare è tema di fondamentale importanza per il territorio e per la sua economia trainante. La sua salubrità e la sua balneabilità sono aspetti da considerarsi alla luce degli effetti prodotti dagli scarichi a mare. La sua trasparenza e anche i fenomeni di anossia sono da affrontare sotto un altro aspetto: l’arrivo in mare di acque che provengono dai fiumi e dagli impianti di depurazione. Queste ultime, in particolare, rappresentano una risorsa che in questo modo viene sprecata. Invece di essere riutilizzate, dopo la loro depurazione, e rappresentare una risorsa, queste acque vengono scaricate a mare alla stregua di un ‘rifiuto’. E procurano al mare dei danni.

In sintesi è stato questo il tema della serata, la terza organizzata insieme all’Associazione ‘La cosa giusta’ allo scopo di attivare una sensibilità diffusa per affrontare l’argomento con delle soluzioni reali.
Ospiti della serata, oltre a Gibo Bonizzato e al Presidente dell’Associazione culturale Fabrizio Mariotti, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Rimini Sara Visintin, l’ex Direttore di Hera Edolo Minarelli e l’Ing Massimo Solaroli, esperto del settore.
 
Nel suo intervento, l’Assessore ha riepilogato i progetti del Comune e spiegato che il riuso delle acque è uno degli aspetti su cui l’amministrazione ha intenzione di intervenire. Tempi? Prima c’è da concludere il raddoppio del depuratore di Santa Giustina. Poi, entro un paio d’anni si penserà ad iniziative sul fronte del riuso di acque e recupero fanghi.
 
L’Ing Solaroli ha spiegato quanto sia utile e possibile intervenire per un effettivo riuso delle acque depurate. “L’handicap – ha detto - è nella mentalità dell’ente pubblico, che non riesce ad entrare in questa logica. E’ un problema culturale italiano, perché all’estero il riuso è un vanto e nel privato anche nel nostro paese si muovono in tanti. Pare quasi ci sia il timore di ciò che pensa la cittadinanza, immaginando chissà quale problema dal riutilizzo di acqua depurata”.
E’ venuto fuori, nel corso del dibattito, che gli stessi agricoltori sarebbero poco propensi, timorosi del pensiero dei consumatori dei loro prodotti.
 
Edolo Minarelli è andato con una certa nettezza al cuore del problema.
“Nessuno mette in dubbio – ha detto – che le acque depurate siano da riutilizzare e che la loro destinazione a fini irrigui sia una pratica positiva. Però c’è un tema: la questione, sui tavoli di chi lavora a vario titolo sul ciclo delle acque, è assente. Su quello del Canale Emiliano Romagnolo c’è il prolungamento del canale fino a Rimini, progetto finanziato e definito. Hera si occupa di distribuire l’acqua e il suo riuso non è un argomento di attualità. Il Consorzio di Bonifica è connesso al CER ed alla distribuzione di quell’acqua. Il Comune di Rimini ha in questo momento priorità diverse, quelle del sitema fognario e della balneabilità. La Provincia ha via via perso un approccio sistemico. La Regione ha fatto una legge sul riuso delle acque che a mio parere è sbagliata e inapplicabile per le restrizioni che induce, tanto che dei 24 impianti che ha individuato per la applicazione della norma, nessuno l’ha concretamente adottata. Tutti fanno norme, magari per dare seguito a direttive comunitarie e nazionali, ma nel concreto non si muove nulla. Vi porto le mie esperienze: sia a livello di piano dei rifiuti, sia a livello della rete fognaria, l’iniziale approccio s’è modificato e migliorato sull’onda degli interessi, delle azioni dei cittadini, con contributo di tanti, fino a migliorare sensibilmente quei piani. Dovete lavorare nella stessa direzione, perché il tema del riuso delle acque depurate sia posto al centro del dibattito Al momento, questa la mia opinione, non interessa a nessuno di coloro che quotidianamente operano nel settore.
Infine, vi invito a considerare degli ordini di grandezza, perché esempi virtuosi in giro per l’Italia vanno commisurati alla realtà riminese, ben più grande e complessa. Il depuratore di Santa Giustina, una volta raddoppiato, manderà a mare 1,5 metri cubi al secondo di acqua; il Po quando è in magra ne scarica 55 metri cubi al secondo, quando è in piena anche 10.000”.
 
Sugli effetti prodotti dal Po in mare, le tesi in realtà sono discordanti. Nelle altre serate dedicate al tema abbiamo ascoltato fior di esperti puntare il dito sugli scarichi del depuratore, soprattutto nei suoi effetti sotto costa. E non è mancato qualche battibecco nel corso della serata su questo argomento specifico.
 
Conclusione. Posto che la cultura del riuso è a parole condivisa, ma nei fatti accade ben poco, c’è evidentemente la necessità di stanare tutti gli attori che ne parlano senza agire. L’Assessore Visintin ha disegnato una prospettiva, certo non vicina nel tempo, con la quale si muove il Comune. Ma tanti e ben più incidenti sono gli attori in ballo sulla questione.
 
 

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